A che serve la Letteratura?

Per commenti e richieste di chiarimento,   E-mail: [email protected]

(A cosa serve studiare la Letteratura?)

Ho cominciato quasi per gioco, o forse per caso. Ora è una domanda che si ascolta assai frequentemente nelle aule in cui faccio lezione, soprattutto all’inizio dell’anno scolastico, soprattutto nel periodo in cui faccio conoscenza con classi per me nuove. Non molto tempo fa mi è capitato di porla in una quinta ginnasiale, durante un’ora di supplenza, e in quel caso ho aggiunto: “è come chiedersi a cosa serve l’amatriciana”; una ragazza mi ha subito risposto: “ma è buona!”. Quella ragazza aveva capito tutto! Speriamo anche che comprenda di aver capito tutto.
A cosa serve la Letteratura? ho cominciato a porre ex abrupto la domanda così come molti anni prima avevo iniziato a chiedere: “a cosa serve studiare Latino?” Mi ero accorto che la risposta più frequente è: “ad aprire la mente”. Ma chi è stato il primo che ha trovato questa battuta? è nata prima la battuta o l’apriscatole?
Da parte mia la domanda sul Latino era sorta per gioco, o forse per avere la possibilità di ripetere due risposte suggerite da un vecchio amico in lontanissime esperienze di supplenze; la prima era dura, ma non particolarmente cattiva: “serve a non chiedersi a cosa serve studiare il latino”; la seconda risposta, data a un malcapitato studente, era stata: “perché, tu credi di servire a qualcosa?”
A cosa serve studiare la Letteratura? (in che modo questa domanda è diversa rispetto a chiedere: “a cosa serve la Letteratura”?) Con il tempo ho collegato la richiesta ad una sorta di imperativo categorico che mi sforzo di trasmettere: chiedersi sempre il senso di quanto si sta facendo a Scuola, chiedersi il perché dagli insegnanti arrivano certe consegne, perché si studiano gli argomenti, perché si somministrano determinate prove. E allora: perché la Letteratura? perché per 13 anni la Letteratura? o, almeno, perché fin dalla prima media si studia Letteratura?
A cosa serve studiare la Letteratura? In effetti non insisto nella richiesta di una risposta ad ogni costo, forse perché sono già pago della provocazione, forse perché mi rendo conto di quanto sia difficile anche solo rapportarsi al problema sul piano teorico. Usualmente, quando per la prima volta faccio la domanda, dico agli studenti di non aver fretta nel cercare una risposta: il concetto è talmente ampio che essa dovrà scaturire da una lunga analisi individuale. In altri casi, e soprattutto con il passare del tempo e degli anni, comincio a suggerire io stesso alcuni brandelli di una possibile risposta, brandelli che lentamente acquisiscono un po’ di sistematicità.
Cosa la Letteratura sia si comprende ad un certo punto (non sempre nello stesso momento) se con gli anni si è riusciti ad arrivarle vicino, a capirla, a servirsene: allora se ne coglie anche il senso all’interno della Scuola. Non mi sfugge quanto possa sembrare evanescente questo modo di affrontare il problema e vorrei potermela cavare con l’ adattamento della battuta che riguarda il senso del Latino: “studiare la Letteratura serve a non chiedersi a cosa serve la Letteratura”.
Poi, visto che non si può vivere di sole provocazioni, passo a illustrare il mio tentativo di risposta, dicendo che la Letteratura, davanti a noi, si apre come una grande enciclopedia: uomini che hanno prima di noi indagato i motivi, personaggi che hanno provato, in modo amplificato, le nostre stesse sensazioni, domande che per generazioni e generazioni hanno stimolato la riflessione. Le voci di questa enciclopedia sono state compilate con il linguaggio che fa sognare, che spinge alle associazioni, che rende più profonda la portata di tutti i momenti della nostra vita. Quando ci accostiamo alla Letteratura vediamo la vita riflettersi in un ampio salone dagli specchi paralleli, che ci aiutano a conoscerci e a conoscere. La Letteratura è l’infinita immagine della nostra vita; è un infinito che non spaventa, che non respinge; è un infinito che costituisce come un’immensa carta nautica: ci aiuta a tenere la rotta in quello che Dante definì “il grande mare dell’essere”.
Ma tutto questo è un punto di arrivo, forse, anzi, è un punto di arrivo fin troppo supponente o elitario. E allora, se ripenso ai primi giorni, o ai primi mesi, in cui comincio a fare la domanda, dico che in fondo vorrei soltanto trovare qualcuno che, senza essere imbeccato, senza averci riflettuto prima, alla domanda risponda in modo altrettanto epigrammatico rispetto alla ragazza citata all’inizio: “ma è bella!”, perché non c’è bisogno di chiedersi a che cosa serve qualcosa che è bello.
A che serve la Letteratura? Forse siamo in grado di capirlo veramente quando riusciamo ad apprezzare lo snobismo e la profonda analisi di Oscar Wilde: la Letteratura non “serve” assolutamente a niente. Semmai, aggiungo io, è tutto il resto che serve alla Letteratura , che proprio per questo per noi è tanto affascinante da non saperne fare a meno.

Poscritto – Settembre 2014   E’ stato in questi giorni pubblicato un editoriale che, partendo dallo stesso titolo, affronta in modo diverso il tema di questa pagina, inserita nel Blog quasi due anni or sono.